RECENSIONI & MEDIA


SOCCER TOWN IN RADIO

15 aprile 2016 - RADIO AZZURRA 

IL LIBRO DELLA SETTIMANA - rubrica letteraria di Angela Mancuso

Qui il link per ascoltare la trasmissione


SOCCER TOWN SU FANTASCIENZA.COM

È uscito da I Sognatori il primo romanzo di Paolo Antonio Magrì: thriller, azione, spionaggio, in una solida cornice di fantascienza

Fondata nel 2006 a Lecce da Cataldo Moscatelli, I Sognatori è stata una delle prime case editrici a decidere fin dall'inizio di vendere i propri libri sono attraverso internet. Non pubblica moltissimi titoli, ma quello che esce è molto curato.

Tra i titoli più recenti c'è il romanzo di fantascienza Soccer Town di Paolo Antonio Magrì, autore siciliano che da poco collabora anche con Fantascienza.com curando notizie di argomento scientifico. A metà tra la science fiction e il thriller, ricco di azione e di suspense ma all'interno di un'ambientazione fantascientifica, Soccer Town è il primo romanzo di questo autore, che ha già pubblicato diversi racconti in alcune antologie e ha vinto diversi premi letterari.

Sul sito della casa editrice è disponibile un lungo "assaggio" del libro.

Il libro

Daniel Keaton ha tutto: gode di buona salute, conduce una vita agiata, è apprezzato dai suoi studenti e attrae fatalmente le donne. Tanti piccoli mattoni, sui quali ha edificato grandi certezze.

Il 2 febbraio 2256 una visita inaspettata, però, fa crollare quel muro, mostrando le brecce celate dal tempo (rimorsi, incertezze, vecchi rancori) e finendo per trascinare Daniel – suo malgrado – in una spirale di eventi imprevedibili. Tra sparizioni, omicidi, ricatti e verità nascoste, la sua esistenza s’incrocerà a doppio filo con quella di Robert Konnor, star del calcio scomparsa misteriosamente due mesi prima.

Ma chi è davvero Robert Konnor? Cosa aveva scoperto al momento di far perdere le tracce? E perché sua moglie ha tentato di contattare Daniel prima di uccidersi?

Le risposte a queste domande si annidano nelle strade, nei palazzi e negli angoli inaccessibili di Soccer Town…

L'autore

Paolo A. Magrì è un autore siciliano (classe 1972). È sposato ed è padre di due adorabili pesti. Vive a Campobello di Licata, a pochi chilometri da “Vigata”. È laureato in Economia e in Pianoforte. Serve le “patrie amministrazioni” in qualità di impiegato amministrativo e coccola il coro parrocchiale. Scrive le sue storie perché non ne può fare a meno. Suona Beethoven, Chopin, Joplin e Allevi. Non ama le mezze misure, gli ipocriti, i fanatici e i presuntuosi. Adora le sfide, gli scacchi, master mind e le jam session. Ha vinto o si è classificato nei primi tre posti in numerosi concorsi letterari nazionali e internazionali. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie. Soccer Town è il suo romanzo d’esordio.

Silvio Sosio

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SOCCER TOWN SU LPL NEWS24

Esordio letterario – se si escludono alcuni racconti – per Paolo Antonio Magrì, autore conterraneo del Commissario Montalbano e nostro collaboratore. Pubblicato da I Sognatori, Soccer Town è un Techo thriller: un po’ spy story, un po’ thriller, un po’ fantascienza. A seguire la recensione di Loredana Picci.

Soccer Town è un avvincente romanzo con tutti gli elementi importanti al posto giusto, all’interno di una solida cornice SF. Il protagonista (Daniel) conquista col suo carisma fin da subito il lettore, inevitabilmente incollato alla storia anche per le tante domande che le prime pagine pongono immediatamente . Paolo A. Magrì ha saputo imbastire, con mestiere, una trama complessa e ricca di eventi, misteri, personaggi, indizi, colpi di scena, ritardando la rivelazione degli snodi principali e puntando così al massimo coinvolgimento possibile, grazie anche ad un ritmo serrato.

L’autore è ingegnoso nel giocare abilmente con i meccanismi del techno thriller e mostra una fervida fantasia nel ricreare un mondo postapocalittico nel quale si esasperano tanto l’avidità di alcuni a spese della collettività quanto la divisione iniqua tra cittadini di “serie A” e non, tra popoli che contano e altri che non contano.
Nel leggere il romanzo il lettore vive la storia coi protagonisti, vede gli stessi luoghi, ascolta le stesse parole e capisce le stesse verità nello stesso momento... la storia diventa sua. Il piacere della lettura è assicurato. E il calcio cosa c’entra? È lo sfondo atipico, la “genialata”, il tocco di originalità conferito dal giovane autore conterraneo di Camilleri a un romanzo che vi terrà col fiato sospeso per più di 90 minuti. Leggere per credere.

Loredana Picci

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RECENSIONE DI DAVIDE DOTTO

L’autore di Soccer Town immagina la società così come dovrebbe apparire tra un duecentocinquanta anni o giù di lì.

Come nelle migliori (o peggiori) distopie, il XXIII secolo si è lasciato alle spalle più di un’emergenza planetaria. Se non vi sono stati cataclismi, tuttavia, si è dovuto pagare un prezzo altissimo per errori che a lungo andare hanno presentato il conto.

Si parla dell’inscatolamento in gigalopoli del genere umano, o almeno di quei fortunati che se lo sono potuti permettere, distribuiti nei trentuno Stati esistenti sulla faccia della terra. Le condizioni climatiche sono proibitive, è venuta meno ogni forma – o quasi – di vegetazione. Non lo si dice a chiare lettere, ma è intuibile che sia scomparsa quasi ogni genere di fauna. Non so se vi siano gatti meccanici (o pecore elettriche) come in un celebre romanzo di Philip Dick. A ogni modo è possibile, almeno per qualcuno, consumare una colazione di pane, burro, marmellata e latte o dell’ottimo tè.

Si è conquistato un equilibrio e un senso di normalità che altro non è se non l’accettazione di uno status quo sorto a seguito di strategie di ripristino di una realtà al limite: gli arredi in legno sono una rarità da intenditore, un lusso proibitivo da milioni di dollari. Come i libri in pura cellulosa tra le preziose scaffalature che li contengono.

A parte ciò il romanzo ha i toni del thriller più che della fantascienza. Anche perché l’autore ha completato il disegno che è tracciato, già oggi, nelle sue linee essenziali. Forse è per questo che, pur trovandoci catapultati negli anni cinquanta del XXIII secolo, tira un’aria piuttosto familiare.

Il lettore entra sin da subito nella vita quotidiana di un professore universitario, Daniel Keaton; in essa si insinua un articolato intreccio di eventi destinati ad aprire molte porte, ciascuna delle quali lo conduce in una dimensione del reale che non avrebbe ritenuto possibile e che lo costringono a parare non pochi colpi. Metaforicamente Daniel Keaton assume il ruolo di un portiere che sta ai margini (fino a un certo punto) di una partita giocata da altri. Solo che non è in grado di sapere e di capire chi faccia parte della sua squadra e, soprattutto, quale maglia indossi. Il racconto è tutto un ingarbugliarsi di spiragli che sono (e diventano) i giochi di ruolo, di volti che non sono volti.

La partita non si gioca in novanta minuti ma in quattro giorni. E tanto basta per disorientare il professore e fargli mancare il terreno da sotto i piedi: l’intreccio si snoda tra poliziotti corrotti e incorruttibili, funzionari onesti e quelli che, come l’enigmatico Simon Malcolm, giocano sporco per assecondare i loro fini e tirar acqua al proprio mulino. E non serve dirlo: il mulino è quello di Soccer Town.

Aggiungiamo una misteriosa donna che avvicina il professore tra le aule universitarie, gettandogli addosso frammenti di una vicenda al momento incomprensibile. È questa la prima porta.

La seconda porta la apre il notiziario che Daniel segue una volta rincasato, dal quale apprende della scomparsa di Robert Konnor, un famoso calciatore. Scopre anche che la misteriosa importunatrice non è quella pazza o scapestrata che immaginava, ma nientemeno che il primario del Central Hospital, nonché moglie dello sfortunato sportivo.

Ed eccoci arrivati alla terza porta, e con essa a tutta una serie di traversie di cui Daniel non ha tempo di interrogarsi.

Le diverse porte davanti alle quali Keaton si trova, si aprono e si chiudono nello stesso edificio: Soccer Town. Il quale assume le sembianze di una città dei balocchi intenta a sedurre il suo manipolo di Pinocchi incantati dal mondo del calcio, i riflettori puntati, i soldi facili. È il luogo in cui ricerca scientifica e medicina, spettacolo, sport e mondo mediatico convergono nello stesso punto. E dove a poco a  poco la realtà conosciuta si tinge di colori inaspettati.

In cuor suo a Daniel Keaton spiace di esserne stato estromesso, di non aver preso quel treno in corsa, al contrario dell’amico Jerry. Non sa, tuttavia, o almeno non immediatamente, di esserci entrato comunque, dalla punta dei capelli a quelle delle scarpe (e non è un modo di dire).

Ecco un’altra porta, l’ultima, quella che si apre sulla pagina di un libro: ITre moschettieri di Dumas (ma qualcosa mi dice che anche Il Segno dei quattro sarebbe servito allo scopo), a ricordare un patto non mantenuto, che poteva essere un baluardo, se non per tutti, almeno per qualcuno.

Il romanzo diventa un’instancabile ricerca dell’identità più vera e autentica. Se non addirittura delle regole del gioco di una partita nella quale si è coinvolti senza saperlo. Essa si gioca comunque, non vi sono estranei. Chi lo fosse dovrebbe paradossalmente giustificare il proprio stare al mondo: Daniel non è diventato un grande e famoso giocatore di calcio. Poteva esserlo. Questo il suo cruccio, questo è Soccer Town.

Davide Dotto 

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PARLANO DI SOCCER TOWN

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