SOCCER TOWN - LA PRESENTAZIONE DELL'EDITORE


Resto dell'idea che un buon romanzo debba avere un inizio allettante, altrimenti il lettore si stufa presto. In quest’ottica, “Soccer Town” ha tutti gli elementi al posto giusto: una solida cornice SF, un protagonista carismatico ma umano (fin dall’inizio scatta in lui la lotta tra buonsenso e curiosità, laddove troppi personaggi romanzeschi si gettano all’avventura senza uno straccio di tentennamento, quasi fossero tutti dei John McClane) e soprattutto uno spunto interessante: la dottoressa Kathrine Johnson bussa alla porta del protagonista, inizia a sproloquiare e viene giustamente allontanata. Tempo un minuto e ricompare, ma sta malissimo, non parla e non si regge in piedi. Riesce soltanto a consegnare all’uomo uno strano oggetto. Ovviamente il protagonista va a cercare aiuto, quando torna però la donna non è più lì. Ore dopo, il telegiornale comunica al mondo intero che la dottoressa Kathrine Johnson si è uccisa nel suo appartamento. 


Come, quando e perché, sono le prime domande che ci si pone assieme al protagonista, il professore universitario Daniel Keaton. Ne seguiranno molte altre, cui ovviamente il romanzo darà risposta nell’arco delle sue 211 pagine. E qui bisogna riconoscere subito la bravura di Paolo Magrì, che ha saputo non solo imbastire una trama complessa e ricca di eventi, misteri, personaggi, indizi, colpi di scena, ambiguità, equivoci e inganni veri e propri, ma ha saputo anche conferire il ritmo giusto, procrastinando la rivelazione degli snodi principali e puntando così al massimo coinvolgimento possibile. Roba che dalla fine del quarto capitolo, grossomodo, finisci per bere gli altri quarantadue in un niente. 


L’autore gioca bene con i meccanismi del techno thriller (quel miscuglio di spy-story, fantascienza e thriller al centro di romanzi molto noti come “La svastica sul sole” di P. Dick, per fare un esempio) e mostra una bella fantasia nel ricreare un mondo postapocalittico nel quale l’uomo si è perfettamente integrato. Qui e lì i fan di genere potrebbero scovare elementi cari anche alla fantascienza cinematografica, cito film come “Ballistic”, “Fortress”, “Rollerball” e soprattutto “Cypher”, in virtù del comune terreno (il citato techno thriller). Al di sopra di tutto c’è tuttavia il gusto per l’intrattenimento intelligente, per la storia che – come la Stanza Bianca del villain di turno – viene plasmata dal nulla, dal nitore della pagina bianca, della trama tutta da raccontare. 


Nel leggere il romanzo, di tanto in tanto ti coglie quella sensazione di straniamento tipica degli intrecci arguti, ben congegnati, che ha fine nel momento in cui esclami “ah, ecco, ora ho capito”. Vivi la storia coi protagonisti, vedi gli stessi luoghi, ascolti le stesse parole e capisci le stesse verità nello stesso momento. Da questo punto di vista il piacere della lettura è assicurato, anche perché in certi passaggi il ritmo è a dir poco serrato.

E il calcio cosa c’entra, direte voi.
C’entra, c’entra. È lo sfondo atipico, il tocco di originalità conferito da Paolo Magrì a un romanzo che altrimenti si sarebbe rivelato una bella ma tradizionale spy-story fantascientifica.
Altro non aggiungo, d’altronde sarebbe un delitto rivelare cosa si nasconde (per citare la quarta) nelle strade, nei palazzi e negli angoli inaccessibili di Soccer Town…

Aldo Moscatelli – editore